La vita: cammino progettuale in continuo divenire e cambiamento.

“Words do not express thoughts very well.
they always become a little different immediately after they are expressed,
a little distorted, a little foolish.
And yet it also pleases me and seems right
that what is of value and wisdom to one man seems nonsense to another.”

(Hermann Hesse, Siddharta)

“La vita di ogni uomo è un cammino verso se stesso, la ricerca di un cammino, la traccia di un sentiero.
Mai nessun uomo è stato in tutto e per tutto se stesso;
ognuno lotta per diventarlo, uno cupamente, l’altro più luminosamente, ognuno come può.
Ognuno porta con sé i residui della propria nascita, muco e frammenti del guscio di un mondo originario, fino alla fine.
Qualcuno non diventa mai uomo, rimane rana, rimane lucertola, rimane formica.
Qualcuno è uomo sopra e pesce sotto.
Ma ognuno è uno sforzo della natura per partorire l’uomo.
E le origini sono comuni a tutti, le madri, noi tutti veniamo dallo stesso abisso;
ma ognuno lotta, un progetto e una spinta dal profondo, per raggiungere il proprio traguardo.
Possiamo capirci l’un l’altro, ma ognuno può interpretare soltanto se stesso.”

(Hermann Hesse, Siddharta)

Questo testo lo incontrai per la prima volta leggendo “Demian”, ormai vent’anni fa, in un periodo in cui Herman Hesse era ispirazione e guida nella scoperta del vivere e del mondo tra i miei 15 e i 20 anni.

Il pessimismo Leopardiano, (e aggiungerei anche Gucciniano), nella mia percezione delle relazioni umane e del mondo, era stato vissuto e superato da vari anni ed Hesse manteneva delle note a tratti cupe ancora ammiccanti alla mia adolescenza in una luminosità di percorso affascinante.

Ogni volta che leggo queste righe, percepisco sfumature e significati diversi; la sua profondità evoca immagini e situazioni, oniriche e reali, vaghe, vivide e vive insieme. Lo scelsi come apertura per il mio primo sito web e come fonte di scenari per un progetto di design, nel 1997. A distanza di tempo sorrido per le soluzioni che trovai e buone intenzioni in un contesto completamente nuovo e sconosciuto e mi rivedo ora, dopo il tempo trascorso, le esperienze vissute e nel mio bagaglio, a ripercorrere in altri ambiti esplorazioni nuove e affascinanti, con simile ingenuità ma anche con piena disponibilità al mettermi in gioco.

La scelta dei termini, delle metafore, dona al “senso della vita” qui descritto una multidimensionalità percettiva vivida,
una visione sofferta e insieme dinamica, espressione profondamente soggettiva e insieme evocativa della condizione umana.

L’ultima frase, riguardo l’interpretazione… “Possiamo capirci l’un l’altro, ma ognuno può interpretare soltanto se stesso.”
Vibra oggi con un’intensità particolare.
Perfino l’interpretazione di noi stessi mi sembra talmente cangiante e relativa da risultare in molti momenti inutile.

Mi accompagna l’entusiasmo della scoperta, mescolato, smorzato o stimolato talvolta dalle difficoltà e dal conoscere e riconoscere esseri diversi e affini lungo il cammino.

.:.M.Z.:.

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